15 Gennaio 2026 - Dopo il ricorso

Referendum, la data tiene. Ora la partita è politica

Nessuna battuta d’arresto immediata per la consultazione di primavera. La questione passa ora al vaglio dei giudici, mentre sullo sfondo si accende il dibattito politico e istituzionale sul tempo e sulle modalità del voto

Il percorso che porterà gli elettori alle urne per pronunciarsi sulla riforma della giustizia prosegue senza deviazioni. La data fissata per la consultazione resta confermata, almeno per ora, e non subisce sospensioni nell’immediato. Una scelta che consolida la linea dell’esecutivo e imprime continuità all’iter referendario, ma che non chiude la partita sul piano giudiziario.

Un gruppo di giuristi ha infatti promosso un’azione legale con l’obiettivo di rimettere in discussione il calendario del voto, sostenendo la necessità di tempi più distesi per consentire un confronto pubblico più ampio e consapevole. La richiesta non mira a bloccare la consultazione in sé, quanto piuttosto a ricalibrarne la scansione temporale, spostando in avanti l’appuntamento con le urne.

Sul fronte governativo, la posizione resta netta. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha liquidato l’iniziativa come priva di reali prospettive, richiamando la solidità del percorso già intrapreso e la presenza dei presupposti costituzionali che rendono il referendum pienamente legittimo e definito nei suoi contenuti. In questa lettura, ulteriori iniziative parallele finirebbero per sovrapporsi a un procedimento già chiaro e validato nelle sedi competenti.

Di diverso avviso i promotori del ricorso, che rivendicano soprattutto il valore politico dell’azione. Più che una mera questione procedurale, la controversia viene presentata come uno strumento per stimolare un dibattito pubblico più intenso su una riforma destinata a incidere in profondità sull’assetto della giurisdizione. I profili tecnici, assicurano, verranno affrontati nelle aule giudiziarie; il messaggio rivolto all’opinione pubblica è invece quello di una partita ancora aperta sul terreno del confronto democratico.

In attesa della decisione collegiale dei giudici, il calendario resta dunque invariato. Ma il clima che accompagna l’avvicinarsi del referendum lascia intendere che, al di là delle date, il vero terreno di scontro sarà quello delle idee e delle argomentazioni che animeranno il Paese nelle prossime settimane.


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