L’avvocato non può accettare assegni post-datati come forma di pagamento dei propri compensi professionali. A sancirlo è il Consiglio nazionale forense (CNF) con la sentenza n. 47/2025, depositata il 6 agosto, che ha confermato un anno di sospensione a carico di un legale accusato di gravi violazioni deontologiche.
Le violazioni accertate
Le indagini disciplinari hanno fatto emergere un quadro pesante:
- mancata iscrizione a ruolo di 12 cause su 17 affidategli in mandato;
- ricezione di diversi assegni post-datati, due dei quali usati come titoli esecutivi;
- assenza di regolare fatturazione delle somme percepite;
- richiesta di compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta;
- avvio di un atto di precetto nei confronti della cliente, nonostante i suoi inadempimenti professionali.
Secondo l’esposto, la cliente aveva già versato oltre 40mila euro, cui si sarebbero aggiunti assegni post-datati per altri 42mila euro, senza che la maggior parte delle cause fosse portata a termine.
La decisione del Consiglio
Il CNF ha ritenuto la condotta del professionista in palese contrasto con i doveri di probità, dignità e decoro, sottolineando come l’accettazione di assegni post-datati violi la normativa sull’assegno (R.D. n. 1736/1933) ed esponga anche a possibili responsabilità fiscali, inclusa l’evasione dell’imposta di bollo.
La pluralità delle violazioni, il danno arrecato alla cliente e i gravi precedenti disciplinari hanno spinto il Consiglio a confermare la sospensione dall’esercizio della professione per un anno.
Il principio ribadito
La sentenza si inserisce in una linea interpretativa consolidata: i rapporti economici tra avvocato e cliente devono essere improntati alla massima correttezza e trasparenza. L’utilizzo di strumenti di pagamento non conformi alla legge non solo mina la fiducia nel singolo professionista, ma compromette l’onorabilità dell’intera avvocatura.
Articoli simili
Caso Piaggio: due istituzioni, stesso caso, due verità opposte. Quanta confusione!
Il Tribunale di Pisa giudica legittimo il controllo sulla posta elettronica di una dipendente licenziata. Cinque giorni dopo, sugli stessi fatti, il Garante Privacy dichiara…
Un post può costare il posto: la reputazione online pesa sempre di più nelle assunzioni
Curriculum e competenze non bastano più. I social network sono diventati uno strumento di valutazione per i recruiter, spingendo molti candidati a ripulire i propri…
La battaglia si sposta sugli algoritmi: il conto per i social potrebbe essere salato
Dagli Stati Uniti all'Europa aumenta il fronte legale contro le piattaforme digitali. Al centro del dibattito finiscono i sistemi che alimentano dipendenza, profilazione e permanenza…

