8 Settembre 2025 - LAVORO NERO | L'indagine

Migranti e lavoro irregolare, allarme sui falsi contratti

Nel 2024 esplode il fenomeno: +172% di lavoratori irregolari rispetto all’anno precedente. Crescono multe e sospensioni, mentre emergono truffe legate a visti e nulla osta. Settori più colpiti: logistica, moda, agricoltura e sicurezza

Un’Italia parallela continua a sostenere interi comparti produttivi, fatta di turni massacranti, paghe ridotte all’osso e contratti che sulla carta sembrano regolari, ma che nei fatti si traducono in sfruttamento. È la fotografia scattata dalle attività dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro, che nel 2024 hanno intensificato i controlli, facendo emergere una realtà in rapida degenerazione: i lavoratori irregolari sono cresciuti del 172%, passando da 5.924 a oltre 16mila.

Non si tratta solo di lavoro nero in senso stretto – che pure aumenta, da 6.565 a 6.801 addetti – ma soprattutto di rapporti formalmente attivati che violano norme su orari, mansioni e retribuzioni. A segnalare questa nuova frontiera dello sfruttamento sono i numeri: le sospensioni delle attività imprenditoriali sono salite del 66%, toccando quota 4.198, mentre le sanzioni hanno superato i 29,7 milioni di euro (+68%). Anche la sicurezza sul lavoro resta un tallone d’Achille: le ispezioni sono passate da 7.699 a oltre 10.800, con ammende che sfiorano i 27 milioni.

Il fenomeno riguarda in misura significativa i lavoratori stranieri. I controlli sugli extra-Ue hanno coinvolto quasi 19mila persone: 3.040 risultavano completamente in nero, mentre oltre 6.300 avevano contratti irregolari. Non mancano casi più gravi: i lavoratori clandestini scoperti sono aumentati da 534 a 834, con 19 espulsioni.

Ma l’irregolarità non si ferma nei capannoni industriali o nei campi agricoli: arriva fino alla documentazione che consente l’ingresso in Italia. Inchieste della magistratura hanno fatto emergere presunte compravendite di visti e nulla osta, con cifre fino a 15mila euro per documento. A Torino, ad esempio, un’agenzia pakistana avrebbe presentato decine di pratiche false presso Prefettura e Questura, mentre a Roma la Procura indaga su un presunto sistema illecito legato all’Ambasciata italiana in Bangladesh.

La rete dello sfruttamento si intreccia con subappalti opachi, falsificazione di richieste di asilo e persino con il commercio di merce contraffatta importata illegalmente. Settori come logistica, moda, sicurezza privata e agricoltura risultano particolarmente esposti.

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