MILANO – Lo scenario politico del Veneto resta in sospeso, mentre l’attenzione del centrodestra è puntata sulle Marche, dove il 28 e 29 settembre si terranno le elezioni regionali. L’esito della sfida marchigiana, secondo più di un osservatore, potrebbe avere un impatto decisivo sugli equilibri interni alla coalizione e sulle candidature in Veneto, regione chiave governata da anni dalla Lega.
La partita veneta
Al momento la “casella Veneto” sembra riservata al Carroccio, che vanta 161 sindaci sul territorio e diversi possibili eredi di Luca Zaia, tra cui il segretario regionale Alberto Stefani e il sindaco di Treviso Mario Conte. Matteo Salvini ha ribadito la posizione del suo partito: «In Veneto potremo esprimere un candidato forte, senza imporre nulla a nessuno. C’è spazio per tutti i partiti della coalizione».
Forza Italia, però, non chiude la porta a soluzioni diverse. Antonio Tajani sottolinea che la priorità è «vincere con i candidati migliori», senza logiche di spartizione: «Abbiamo sempre trovato l’intesa dal 1994, e così sarà anche stavolta. Prima ci concentriamo su Marche e Valle d’Aosta, poi verrà il turno delle altre regioni».
Fratelli d’Italia, per ora, osserva. Secondo indiscrezioni, il partito della premier Meloni potrebbe decidere di chiedere la guida del Veneto solo dopo aver verificato il risultato delle urne marchigiane.
Marche, la sfida è già accesa
Proprio nelle Marche, ieri, è andato in scena il primo faccia a faccia tra i due principali contendenti: il governatore uscente Francesco Acquaroli (centrodestra) e l’ex sindaco di Pesaro Matteo Ricci (centrosinistra).
Acquaroli ha rivendicato i risultati ottenuti: «Abbiamo puntato sull’utilizzo dei fondi europei con misure mirate a inclusione sociale e occupazione femminile e giovanile. La Zona economica speciale offrirà nuove opportunità alle imprese, con meno burocrazia e più possibilità di insediamenti».
Ricci ha replicato duramente: «Le Marche sono ferme. Serve un patto per il lavoro che coinvolga sindacati e imprese. Quanto alla Zes, si tratta di una promessa senza copertura: non c’è un euro stanziato e si dovrà aspettare la legge di Bilancio 2026».
Un equilibrio delicato
La tensione tra i due candidati marchigiani riflette le difficoltà più ampie della politica nazionale: da una parte la necessità del centrodestra di preservare la coesione tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, dall’altra la ricerca del centrosinistra di uno spazio competitivo in territori tradizionalmente difficili.
Il risultato delle Marche, dunque, non sarà solo un test locale: potrebbe ridisegnare le strategie del centrodestra in Veneto, regione che resta un terreno cruciale per gli equilibri interni alla coalizione e per la leadership nazionale.
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