ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo piano carceri, un intervento strutturale e normativo per fronteggiare l’emergenza cronica del sovraffollamento penitenziario. L’obiettivo dichiarato del governo è duplice: ampliare la capienza delle strutture detentive e prevedere forme di detenzione alternativa per alcune categorie di detenuti, in primis tossicodipendenti e alcoldipendenti.
Il piano, presentato dai ministri Carlo Nordio e Matteo Salvini, prevede un investimento complessivo di 758 milioni di euro, di cui 335 già stanziati dal Ministero delle Infrastrutture. Gli interventi consentiranno la realizzazione di 9.696 nuovi posti letto entro il 2027, distribuiti in tre fasi: 1.472 nel 2025, 5.914 nel 2026 e 2.310 nel 2027. A questi potranno aggiungersi ulteriori 5.000 posti nel quinquennio successivo, nel tentativo di colmare un deficit strutturale stimato in almeno 15.000 posti disponibili nei 207 istituti italiani.
Nordio: “No alla liberazione automatica. Ma la detenzione va resa umana”
«Non chiamatelo svuotacarceri», ha precisato il Guardasigilli Nordio in conferenza stampa, respingendo con forza ogni parallelismo con provvedimenti passati di amnistia mascherata. Eppure, il piano prevede comunque una possibile uscita anticipata per circa 10.000 detenuti: si tratta di soggetti prossimi alla fine pena, che abbiano già presentato richiesta di liberazione anticipata e che risultino in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Tuttavia, lo stesso Nordio ha evidenziato le criticità degli uffici di sorveglianza, spesso sottodimensionati e non in grado di evadere tempestivamente le istanze.
Il ministro ha ribadito la centralità della funzione rieducativa della pena, ricordando che oltre il 30% dei detenuti è tossicodipendente. Per loro, il piano prevede la possibilità di scontare la pena in comunità terapeutiche, purché non si tratti di autori di reati gravi e solo una volta nell’arco della carriera detentiva. Al momento, le risorse a disposizione permetterebbero di coprire solo 1.000 ingressi in comunità, ma, ha osservato Nordio, “sarei felice di dover aumentare i fondi, vorrebbe dire che possiamo curare più persone”.
Per il ministro, si tratta di una questione morale e civile: “La nostra coscienza si ribella di fronte a condizioni detentive disumane. Non possiamo accettare che la pena equivalga al degrado”.
Nuove strutture, più personale e maggiori diritti
Accanto agli interventi infrastrutturali, il piano prevede anche un nuovo istituto penitenziario: sarà costruito a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, a distanza di 14 anni dall’ultima inaugurazione carceraria. Sul fronte del personale, la premier Giorgia Meloni ha annunciato 1.000 nuove assunzioni nella polizia penitenziaria, ribadendo l’impegno del governo per una giustizia “più equa e credibile”.
Verranno inoltre aumentati i colloqui per i detenuti, che passeranno da uno a sei al mese, e raddoppiate le telefonate mensili per chi sconta pene per reati gravi, da due a quattro. Un segnale, secondo Nordio, della volontà di umanizzare la detenzione senza indebolire la sicurezza.
Meloni: “Adeguiamo le carceri, non i reati”
In serata, la presidente del Consiglio ha rilanciato il messaggio politico del piano: “In passato si è adeguato il numero dei reati alla capienza delle carceri. Noi invece crediamo che uno Stato giusto debba fare il contrario: adeguare le strutture alle esigenze della giustizia. È questo – ha concluso – che garantisce la certezza della pena”.
Le sfide che restano
Nonostante l’entità degli interventi annunciati, molti osservatori sottolineano che il piano non risolverà nel breve termine il problema del sovraffollamento, definito “insostenibile” dallo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La realizzazione dei posti letto richiederà anni e l’effettiva implementazione delle misure alternative dipenderà anche dalla disponibilità delle strutture territoriali.
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