Non basta far firmare una clausola di recesso con penale separatamente dal resto del contratto per renderla automaticamente valida. Lo ha chiarito la Corte di cassazione civile, seconda sezione, con l’ordinanza n. 15271 depositata il 5 giugno 2025, intervenendo in una vicenda che vedeva opposti una cliente e il suo avvocato.
La signora, assistita per una causa di responsabilità medica, aveva sottoscritto un accordo che prevedeva, in caso di recesso anticipato dal mandato, il pagamento di una penale pari a 125 mila euro — il 25% dei 500 mila euro che l’avvocato avrebbe percepito in caso di vittoria. Tuttavia, dopo alcune attività preliminari, la cliente decideva di affidarsi a un altro professionista.
Il Tribunale, in primo grado, aveva già ridotto la penale a poco più di 17 mila euro, considerandola eccessiva. Ma la Cassazione è andata oltre, accogliendo il ricorso della donna sul presupposto che la clausola, per essere valida, avrebbe richiesto una trattativa reale e documentata con il cliente.
Secondo i giudici supremi, infatti, i contratti stipulati tra avvocato e assistito si configurano come rapporti tra professionista e consumatore. E in questi casi, le clausole che impongono al cliente somme sproporzionate a titolo di penale sono considerate vessatorie, a meno che il legale non dimostri di aver offerto all’assistito la possibilità concreta di discuterne e modificarne i contenuti.
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