L’Unione delle Camere Penali Italiane ha espresso “grave preoccupazione” per l’iniziativa della Procura di Reggio Emilia che ha denunciato per calunnia due avvocati, Rossella Ognibene e Oliviero Mazza, impegnati nel processo noto come “Angeli e Demoni”.
I due professionisti avevano sollevato in udienza una questione procedurale, eccependo l’incompatibilità alla testimonianza di due psicologhe chiamate come consulenti tecniche dal pubblico ministero, poiché le stesse avevano partecipato agli atti di indagine prima della nomina formale. Una prassi che, secondo la difesa, avrebbe violato le norme del codice di procedura penale.
Il Tribunale di Reggio Emilia aveva respinto l’eccezione sulla base di un diverso orientamento giurisprudenziale, ma aveva riconosciuto la veridicità dei fatti esposti. Nonostante ciò, la Procura ha deciso di procedere contro i difensori, notificando l’avviso di conclusione delle indagini proprio alla vigilia delle arringhe finali. Una tempistica definita dalla Giunta dell’UCPI “idonea a generare un effetto dissuasivo” e incompatibile con la libertà della funzione difensiva.
«Trasformare una questione tecnico-processuale sollevata in aula in un’accusa penale è un grave attacco al diritto di difesa», ha dichiarato l’Unione, che ha parlato senza mezzi termini di un “delitto di difesa”, cioè della pericolosa deriva di criminalizzare l’esercizio della professione forense quando esercitata in modo libero e indipendente.
A rendere la vicenda ancora più delicata è il fatto che tutto avviene pochi giorni dopo la firma da parte dell’Italia della nuova Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione della professione legale, che garantisce la libertà di espressione degli avvocati e li tutela da minacce e indebite interferenze nell’esercizio del mandato difensivo.
L’Unione ha quindi rivolto un appello alle istituzioni e alle autorità giudiziarie, invitandole a rispettare i principi sanciti dalla Costituzione e dai trattati internazionali, ricordando che «attaccare la difesa significa indebolire la giustizia stessa e, con essa, lo Stato di diritto».
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