È la moda del momento: carichi una tua foto, scegli qualche accessorio, e in pochi secondi l’Intelligenza Artificiale ti restituisce la tua action figure digitale, una miniatura iper-realistica pronta a essere condivisa sui social. Il fenomeno è esploso nelle scorse settimane, complice l’arrivo di nuovi generatori di immagini sempre più potenti. Ma dietro questa innocente tendenza si nascondono insidie che riguardano la privacy e la gestione dei dati personali.
A far scattare l’allarme sono stati alcuni esperti di cybersecurity e diritto digitale, che hanno sollevato dubbi sui reali utilizzi delle informazioni caricate dagli utenti. Per creare queste immagini, infatti, non basta una semplice foto: ogni immagine digitale contiene un pacchetto di metadati — dalle coordinate GPS ai dati del dispositivo utilizzato — e tutte queste informazioni possono essere raccolte e utilizzate per addestrare i modelli di AI.
Non solo il volto: cosa raccoglie davvero l’AI
Il vero problema, spiegano gli specialisti, è che i sistemi di Intelligenza Artificiale non si limitano a elaborare il volto caricato. Analizzano anche gli sfondi, gli oggetti, eventuali scritte e persino altre persone presenti nella scena. Tutto diventa materiale utile per migliorare i modelli generativi. “È un gesto che sembra innocuo, ma contribuisce ad arricchire banche dati di valore enorme”, avverte Jake Moore, esperto di cybersecurity.
Un rischio particolarmente delicato riguarda i dati biometrici. Sebbene in Europa il GDPR imponga restrizioni rigide su questo tipo di informazioni, non tutte le immagini elaborate rientrano nella definizione tecnica di dato biometrico. Se la caricatura creata non è usata per identificare direttamente una persona, può sfuggire alle maglie della normativa, rendendo più difficile il controllo e la revoca del consenso.
Cautela e consapevolezza: i consigli degli esperti
Secondo gli avvocati specializzati in privacy digitale, la trasparenza sul trattamento prolungato di queste immagini rimane carente. Alcune piattaforme offrono strumenti per limitare l’uso dei dati per l’addestramento dell’AI o per cancellare i contenuti, ma la responsabilità finale resta comunque in mano agli utenti.
Le buone pratiche suggerite? Evitare di caricare foto ad alta definizione, disattivare l’opzione di addestramento dell’AI nelle impostazioni, e non condividere immagini di terzi senza il loro consenso. “Privacy e creatività possono convivere”, ricorda l’avvocata Annalisa Checchi. “Bisogna solo essere più attenti e informati prima di cliccare su ‘carica immagine’.”
Articoli simili
Privacy, il Tribunale di Milano apre la strada alle class action per lo scraping dei dati
Una decisione destinata a fare giurisprudenza: ammessa per la prima volta in Italia un'azione rappresentativa per una presunta violazione del GDPR. La pronuncia rafforza la…
Videosorveglianza in estate: come proteggere la casa senza violare la privacy
Con l'aumento delle partenze per le vacanze cresce anche il ricorso alle telecamere domestiche. Ma installare un impianto non significa poter riprendere tutto: dal Gdpr…
Giustizia PNRR, missione compiuta. Ma i numeri svelano dove il sistema rischia ancora di incepparsi
I target europei sono stati raggiunti con risultati che fino a pochi anni fa sembravano fuori portata: tempi ridotti, arretrato quasi azzerato e un ruolo…

