Il rilascio dell’ultimo generatore di immagini di ChatGPT ha preso d’assalto il web, dando vita a una serie di meme in stile Studio Ghibli, il celebre studio giapponese noto per i suoi capolavori d’animazione come Il mio vicino Totoro e La principessa Mononoke. In poche ore, i social network sono stati invasi da repliche di scene famose, tutte riproposte con l’inconfondibile estetica Ghibli. Gli utenti hanno chiamato questo fenomeno “Ghiblification”, un termine che ormai spopola su internet, mentre il dibattito si fa sempre più acceso.
Il trend ha conquistato ogni angolo della rete: dalle rielaborazioni di eventi storici, come l’omicidio Kennedy o gli attentati dell’11 settembre, a momenti sportivi iconici, passando per rappresentazioni di figure politiche come Trump e Zelensky. Non solo i creatori indipendenti, ma anche canali ufficiali – come ambasciate e squadre di calcio – si sono uniti al fenomeno, compreso il CEO di OpenAI, Sam Altman, che ha adattato la sua immagine del profilo su X (ex Twitter) allo stile dell’animazione giapponese.
Tuttavia, il fenomeno ha sollevato una serie di problematiche legate al diritto d’autore e all’etica. OpenAI, la società madre di ChatGPT, si è già trovata al centro di controversie legali per l’uso non autorizzato di materiale protetto da copyright, inclusi casi rilevanti con il New York Times e varie denunce da parte di artisti e editori. Alla domanda su come l’uso dello stile Ghibli possa influenzare la proprietà intellettuale dello studio, OpenAI ha risposto che l’azienda sta perfezionando continuamente il modello per consentire la massima libertà creativa, pur evitando l’uso diretto degli stili di artisti viventi.
“Continuiamo a prevenire le generazioni nello stile dei singoli artisti viventi, ma permettiamo gli stili più ampi, che sono stati utilizzati per generare alcune creazioni originali davvero deliziose e ispirate”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda. Tuttavia, la rete non sembra cedere facilmente alla diffusione di questo tipo di contenuti. “E’ un insulto all’arte”, ha commentato uno degli utenti, sottolineando la distanza tra l’emozione autentica di un’opera come quella dello Studio Ghibli e la produzione automatica di immagini.
Anche il leggendario regista dello Studio Ghibli, Hayao Miyazaki, ha espresso forti critiche nei confronti dell’intelligenza artificiale. In un video del 2016, Miyazaki ha dichiarato: “Non vorrei mai incorporare questa tecnologia nel mio lavoro. Sento fortemente che questo è un insulto alla vita stessa”. La sua visione, lontana dall’intento di semplificare la creazione artistica, riflette il valore intrinseco della manualità e della passione che caratterizzano le sue opere.
Le polemiche hanno spinto OpenAI a rivedere alcune delle sue politiche. Secondo le ultime linee guida, infatti, non sarà più possibile trasformare immagini esistenti in ritratti in stile Ghibli. Quando gli utenti tentano di farlo, appare un messaggio che limita la possibilità di creare somiglianze di persone reali. Nonostante ciò, rimane ancora possibile generare immagini completamente nuove in stile Ghibli, continuando a suscitare l’entusiasmo di chi apprezza la libertà creativa, ma anche il malcontento di chi considera la perdita di unicità e significato un danno per l’arte.
In un momento di transizione, OpenAI sta lavorando a stretto contatto con il Congresso degli Stati Uniti per spingere affinché l’uso di contenuti protetti da copyright nell’IA rientri nella dottrina del “fair use”, che potrebbe consentire un uso più libero di materiale protetto per scopi di satira e meme. Intanto, la discussione sulla fusione tra arte tradizionale e intelligenza artificiale resta aperta, con gli utenti e i creatori di contenuti divisi tra l’esaltazione della nuova tecnologia e la difesa della tradizione artistica.
In questo scenario, si pone una domanda cruciale: qual è il futuro delle opere d’arte in un mondo sempre più dominato dalla generazione automatica di immagini? Solo il tempo potrà dare una risposta.
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