RIMINI – Oggi e domani, 19 e 20 febbraio, i penalisti riminesi incrociano le braccia per denunciare le condizioni critiche delle carceri del distretto, con un’astensione dal lavoro proclamata dalla Camera Penale di Rimini in linea con il Coordinamento delle Camere Penali dell’Emilia-Romagna.
Carceri oltre il limite
Il carcere di Rimini ha raggiunto un tasso di sovraffollamento del 123%, una situazione grave ma comunque meno critica rispetto ad altri istituti della regione, come Bologna (175%) e Ravenna (173%). “Pressoché ovunque si riscontrano condizioni di detenzione degradanti, frequenti suicidi e gravi carenze di organico”, denuncia la Camera Penale, sottolineando come l’Amministrazione penitenziaria riesca a garantire servizi essenziali solo grazie all’intervento delle associazioni di volontariato.
Una situazione insostenibile
Le criticità della casa circondariale di Rimini sono note da tempo: ambienti fatiscenti, detenuti con problemi di tossicodipendenza e carenza di agenti di polizia penitenziaria, spesso costretti a svolgere compiti di altre figure professionali. “Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa realtà – affermano i penalisti – che calpesta i principi costituzionali sulla dignità della persona e sulla funzione rieducativa della pena”.
La richiesta di un indulto
Gli avvocati invocano un intervento immediato, chiedendo un provvedimento di indulto mirato, limitato a specifiche tipologie di reati e sottoposto a precise condizioni. “Uno Stato non è debole se concede clemenza – concludono – lo è se permette che la sua Costituzione venga violata”.
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