Redazione 28 Gennaio 2025

DeepSeek, il Nasdaq crolla sotto la pressione cinese

I mercati tecnologici statunitensi sono stati travolti da un’ondata di vendite, con il Nasdaq che ha chiuso in ribasso del 3,2%. A guidare il crollo è stata Nvidia, che ha perso il 17%, seguita da altre società della filiera dei semiconduttori, tra cui Arm (-10,3%) e AMD (-6%). La causa scatenante è il lancio di DeepSeek, un sistema di intelligenza artificiale open source e a basso costo sviluppato in Cina, che mina la supremazia tecnologica degli Stati Uniti.

Una scossa per Big Tech

La novità ha sollevato dubbi sulla sostenibilità del modello economico delle aziende tecnologiche legate all’intelligenza artificiale. Fino ad ora, il settore si è basato sull’assunto che la domanda avrebbe sostenuto i mega-investimenti in microprocessori e infrastrutture. Tuttavia, DeepSeek sembra dimostrare che è possibile sviluppare soluzioni IA con minori risorse. Questo potrebbe ridurre le prospettive di crescita per i big del settore, spingendo gli investitori a rivedere le loro strategie.

Colpite anche le europee

L’impatto della notizia non si è limitato agli Stati Uniti. In Europa, il comparto tecnologico dello Stoxx Europe 600 ha registrato una perdita del 3,2%. Tra le aziende più colpite, l’olandese ASMI (-7,8%) e la tedesca Infineon (-4,9%). La competizione cinese, infatti, preoccupa anche i produttori europei di chip.

Apple resiste

In un contesto di vendite generalizzate, Apple ha rappresentato una rara eccezione, chiudendo in rialzo del 3,7%. La società di Cupertino sembra beneficiare di una minore esposizione agli investimenti nell’intelligenza artificiale rispetto ai concorrenti come Microsoft, Amazon e Meta. Inoltre, la possibilità di offrire DeepSeek nel proprio store potrebbe rappresentare un’opportunità più che una minaccia.

Lo spettro della “bolla IA”

Secondo alcuni analisti, il crollo del Nasdaq potrebbe essere la prima avvisaglia di una possibile “bolla dell’IA”. Louis Gave, di Gavekal Research, ha paragonato la situazione attuale al periodo delle dot-com, sottolineando che qualsiasi evento in grado di mettere in discussione le narrazioni di crescita potrebbe far deragliare il settore. Altri, come Gian Marco Salcioli di Assiom Forex, sono meno pessimisti, ritenendo prematuro valutare l’impatto reale della tecnologia cinese sulle quote di mercato statunitensi.

Fuga verso la sicurezza

In parallelo al crollo azionario, si è registrata una corsa verso i titoli di Stato. Il rendimento del Treasury americano a 10 anni è sceso al 4,5%, segno di un aumento della domanda. Anche i BTP italiani hanno visto una leggera flessione nei rendimenti, con lo spread rispetto al Bund tedesco che ha chiuso a 110 punti base.

La mossa di Pechino non è solo una questione tecnologica, ma si inserisce nel più ampio contesto della guerra commerciale con Washington. Il segnale al nuovo presidente statunitense è chiaro: la Cina non intende restare passiva di fronte alla strategia della Casa Bianca.


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