Un’ondata di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate ha travolto il Veneto: 90 mila avvisi inviati alle partite IVA per il concordato preventivo stanno sollevando un’ondata di critiche. Le associazioni di categoria, tra cui CNA, Confartigianato e Casartigiani, denunciano il metodo intimidatorio e chiedono maggiore trasparenza e soluzioni positive per il dialogo tra Stato e contribuenti.
Secondo Matteo Ribon di CNA, molti imprenditori si trovano a fronteggiare avvisi basati su parametri fiscali discutibili, spesso frutto di algoritmi che incrociano dati con presunte anomalie. Franco Storer di Casartigiani rincara la dose: «Questi blitz rischiano di essere controproducenti, soprattutto in un momento di grande incertezza economica».
Le categorie lamentano che i controlli colpiscono indiscriminatamente, creando tensione anche tra i contribuenti in regola. La preoccupazione cresce soprattutto nelle province più coinvolte, come Padova e Rovigo, dove si contano fino a 12 mila notifiche.
“Black Friday” delle imposte: il concordato preventivo divide le imprese
Artuso (Ascom Padova): «Un salto nel buio per molti, ma c’è chi si affretta a regolarizzare»
Una raffica di avvisi dall’Agenzia delle Entrate colpisce carrozzieri, elettricisti, boutique e altre categorie di piccoli imprenditori in Veneto. Il concordato biennale, una proposta di regolarizzazione fiscale con aliquota massima al 15%, sta generando confusione e apprensione tra le partite IVA.
Nicola Artuso, tributarista e consigliere del Gruppo Giovani di Ascom Padova, commenta: «Gli avvisi arrivano spesso senza chiara contestualizzazione, rilevando presunte anomalie che spaventano i destinatari. Per molti aderire significa scegliere un’opzione che, senza certezze sull’andamento del 2025, appare come un salto nel buio».
Gli imprenditori hanno tempo fino alla fine dell’anno per valutare l’adesione, ma secondo Artuso, il metodo di comunicazione e la pressione delle notifiche rischiano di minare la fiducia. «Ricevere una lettera non significa automaticamente essere in difetto – sottolinea – ma il sistema incentiva ad aderire per paura dei controlli futuri, creando un clima di incertezza».
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