28 Ottobre 2024 - In primo piano

Mercato nero dei dati: “Conseguenze gravissime per la privacy e la sicurezza nazionale”

L’inchiesta della DDA di Milano ha smascherato una rete di dossieraggio illecito, capace di creare banche dati parallele con informazioni riservate, minacciando la privacy dei cittadini e la sicurezza nazionale. Il Ministro dell'Interno ha avviato verifiche sugli accessi abusivi.

L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano ha portato alla luce un allarmante schema di dossieraggio abusivo, tanto che il Pubblico Ministero Francesco De Tommasi ha definito i protagonisti della vicenda come “soggetti pericolosissimi”. Attraverso banche dati parallele e illecite, questi individui sono riusciti a raccogliere e diffondere in modo indiscriminato informazioni riservate e segrete, mettendo così a rischio la privacy dei cittadini e la stabilità delle istituzioni. Questi atti minacciano, secondo De Tommasi, di “condizionare le dinamiche imprenditoriali e le procedure pubbliche, anche giudiziarie”, rendendo questa rete un vero e proprio “pericolo per la democrazia”.

Il “mercato nero delle informazioni”

In una conferenza stampa, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha descritto il sistema come un “gigantesco mercato nero delle informazioni riservate”. L’indagine svela una rete di accessi illegali e la creazione di database paralleli che permettono a un’associazione criminale di vendere dati sensibili sul mercato nero, con conseguenze gravissime per la privacy e la sicurezza nazionale. Melillo sottolinea la necessità di cautela e di tempo per comprendere appieno i contorni di questa vicenda, che sembra appena agli inizi.

Dati segreti e accessi abusivi

Tra i materiali sequestrati, spicca una chiavetta USB appartenente a Nunzio Samuele Calamucci, presunto leader dell’organizzazione criminale. La chiavetta conteneva documenti riservati, inclusi file classificati riconducibili all’Aise, il servizio segreto italiano per l’estero, risalenti al 2008-2009 e relativi a reti di terrorismo jihadista globale. Questo episodio, unito alla capacità degli indagati di clonare persino indirizzi email ufficiali, come quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dimostra la vastità e l’invasività delle operazioni messe in campo dal gruppo.

La rete Equalize e il profitto dal crimine

Le indagini hanno messo in evidenza il ruolo della società Equalize, presieduta da Enrico Pazzali, dimessosi di recente da Fondazione Fiera e indagato per il suo coinvolgimento nella vicenda. Equalize, società di “business intelligence e reputazione aziendale”, sarebbe responsabile di numerosi report contenenti dati sensibili e avrebbe incassato 763.000 euro solo nei primi sette mesi del 2023, con un totale di oltre 3,1 milioni di euro guadagnati in tre anni grazie alla vendita di dati illeciti. È stata inoltre scoperta una società “clone” a Londra, Equalize Ltd., attraverso la quale operava un gruppo con accesso diretto alla banca dati SDI delle forze dell’ordine italiane.

Le intercettazioni rivelano una mole impressionante di dati riservati, pari a 15 terabyte, raccolti dall’associazione. Questi dati includono informazioni provenienti dal Sistema d’Indagine Informatico (SDI), accessibile solo alle forze dell’ordine per scopi investigativi e protetto da rigide normative di sicurezza.

Intervento delle istituzioni e rischio per la sicurezza nazionale

Alla luce di queste rivelazioni, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha incaricato il capo della polizia, Vittorio Pisani, di acquisire gli atti dell’indagine per avviare verifiche sugli accessi abusivi alle banche dati ministeriali. Una commissione di specialisti è già al lavoro per studiare ulteriori misure di protezione delle strutture informatiche interforze.


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