19 Ottobre 2026 - Privacy e cronaca giudiziaria

Garlasco, il Garante sanziona Cairo Editore per le foto del cadavere di Chiara Poggi

Multata anche un’emittente YouTube per lo stesso motivo; l’Autorità accoglie il reclamo della famiglia Poggi e richiama gli organi di informazione al principio di essenzialità dell’informazione

Con il provvedimento n. 759 del 23 settembre 2026, il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Cairo Editore per la diffusione, attraverso un suo settimanale, di immagini del luogo del ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi: il corpo riverso sulle scale, imbrattate di sangue, con il viso oscurato ma la scena lasciata in chiaro. La decisione nasce da un reclamo della famiglia Poggi, che aveva denunciato la pubblicazione di una «immagine in chiaro del cadavere della povera Chiara adagiato sugli scalini ricoperti di abbondanti macchie di sangue».

Nel reclamo, la famiglia sosteneva che il servizio giornalistico del 26 marzo 2026 affrontasse «argomenti che non hanno la benché minima attinenza con la scena cruda e raggelante raffigurata nella fotografia», lamentando una lesione della dignità della memoria di Chiara e dei genitori, oltre a una violazione del principio di essenzialità dell’informazione.

Il Garante, pur riconoscendo che il delitto di Garlasco resta una delle vicende giudiziarie più discusse della cronaca nera italiana, ha rilevato che la diffusione di quelle immagini, a distanza di tempo dai fatti, non aggiunge nulla alle notizie né risulta indispensabile a descriverne la dinamica. L’Autorità ha parlato di «continua e morbosa spettacolarizzazione» in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione, ricordando che le regole deontologiche vietano la divulgazione di immagini lesive della dignità della persona anche dopo il decesso.

Nel motivare la decisione, il Garante ha escluso ogni equiparazione con casi in cui immagini crude hanno avuto una riconosciuta rilevanza storica o politica, come le foto di Aldo Moro, o con altri casi di cronaca richiamati dalla difesa, come il decesso di David Rossi: le immagini di Garlasco, osserva l’Autorità, non aggiungono elementi nuovi rispetto a quanto già ampiamente raccontato, né hanno una funzione di denuncia paragonabile. Anche le fotografie degli ambienti della casa di famiglia imbrattati di sangue sono state giudicate non giustificabili sotto il profilo dell’essenzialità informativa.

Lo stesso 23 settembre, con il provvedimento n. 758, il Garante ha sanzionato per gli stessi motivi anche un canale YouTube, segno di un’azione che ha riguardato in parallelo più soggetti editoriali. Per gli avvocati che assistono testate ed emittenti, il doppio provvedimento conferma che il limite dell’essenzialità dell’informazione resta vincolante anche a mesi di distanza dai fatti e non si estingue con la morte della persona ritratta, imponendo una valutazione preventiva del materiale visivo prima della pubblicazione nei casi di cronaca nera a lunga esposizione mediatica.

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