21 Ottobre 2026 - Ordine pubblico e nuove norme

Decreto sicurezza, lo Stato risponde alla piazza: ma fin dove può spingersi la deroga all’emergenza?

Il Consiglio dei ministri vara in un giorno il nuovo decreto dopo i disordini di Milano: nuovo reato per i cortei violenti, responsabilità presunta per i minori, multe ai genitori. Il Quirinale ferma i poteri di polizia giudiziaria ai militari

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 20 ottobre 2026, in tempi rapidissimi, un decreto legge in risposta ai disordini del fine settimana a Milano, protagonisti in larga parte minorenni. Al centro del provvedimento un nuovo reato, la “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”: da due a cinque anni di reclusione per chi, in un gruppo di almeno cinque persone, mette in pericolo l’incolumità altrui con oggetti contundenti o lanciando petardi, pena aggravata se il volto è coperto. “Chi rompe paga”, ha sintetizzato la premier Giorgia Meloni in un video diffuso dopo il Cdm, aggiungendo che quella vista a Milano “non è protesta, è criminalità”.

Il decreto introduce anche una presunzione di capacità di intendere e di volere per i minori tra 14 e 18 anni, finora valutata caso per caso: ora si presume che il minore sia imputabile, salvo prova contraria. È davvero ragionevole trasformare in regola generale un accertamento che la legge, finora, affidava sempre alla valutazione del singolo caso? E quanto incide, su una platea di adolescenti con gradi di maturità molto diversi tra loro, invertire l’onere della prova proprio sulla capacità di intendere?

Ai genitori dei minori coinvolti si applicherà una sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro, raddoppiata in caso di recidiva, anche se il minore non è imputabile; il prefetto potrà inoltre disporre un anticipo sul risarcimento dei danni. Resta da capire se una multa amministrativa sia realmente lo strumento più efficace per incidere su condotte che affondano altrove le proprie radici, o se rischi di restare un gesto simbolico.

Il punto più delicato riguarda i 500 militari aggiuntivi previsti per Milano: il testo iniziale, voluto dal ministro della Difesa Crosetto, attribuiva loro poteri di polizia giudiziaria, compreso l’arresto in flagranza. La versione finale, dopo un confronto con il Quirinale descritto dal ministro Piantedosi come “fluido, sereno, costruttivo”, ha eliminato quella previsione: il Colle avrebbe ritenuto l’idea di militari che arrestano cittadini nelle città più vicina a una democrazia sorvegliata che a una democrazia occidentale. Una domanda, a questo punto, sorge quasi da sé: se nemmeno il governo che lo ha proposto lo ha difeso fino in fondo, quella norma andava davvero scritta?

Per gli avvocati penalisti e amministrativisti, il decreto — che il Parlamento dovrà convertire in legge entro sessanta giorni — apre fronti di contenzioso prevedibili: dalla legittimità costituzionale della presunzione di imputabilità dei minori, alla proporzionalità delle sanzioni ai genitori, fino ai limiti dell’arresto differito, esteso oltre i casi già previsti per violenza domestica e disordini sportivi.

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