Con la sentenza n. 172, depositata il 20 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 87/2018 (il cosiddetto “decreto Dignità”), convertito con legge 96/2018, nella parte in cui fissava un importo minimo inderogabile di 50mila euro per ogni violazione del divieto di pubblicità di giochi e scommesse con vincite in denaro.
La questione era stata sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio dopo il ricorso di un content creator sanzionato per 157mila euro per alcuni video promozionali pubblicati su YouTube e Twitch, un importo che il giudice amministrativo ha ritenuto manifestamente sproporzionato rispetto all’effettiva gravità della condotta.
La Consulta ha accolto la questione per violazione degli articoli 3 e 42 della Costituzione, ma senza travolgere l’intera norma: ha sostituito la soglia fissa con una regola che consente di ridurre la sanzione quando risulti manifestamente sproporzionata rispetto alla gravità della violazione. Secondo i giudici costituzionali, le sanzioni amministrative punitive sono soggette al principio di proporzionalità, che impone di individualizzare la pena tenendo conto delle condizioni economiche del trasgressore: un minimo fisso e indifferenziato può produrre risultati sproporzionati soprattutto per chi agisce al di fuori di un contesto imprenditoriale strutturato, per condotte promozionali minori od occasionali, o quando il profitto realizzato è scarso o nullo. Per guidare le riduzioni, la Corte ha richiamato i criteri dell’articolo 11 della legge 689/1981: gravità della violazione, opera svolta per eliminarne o attenuarne le conseguenze, personalità del trasgressore e sue condizioni economiche.
L’effetto pratico è immediato per l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), che dovrà ora valutare la riduzione del minimo di 50mila euro quando manifestamente sproporzionato, e non più soltanto l’eventuale aumento. Resta fermo, secondo la Corte, che il legislatore può comunque intervenire per ridisegnare l’intero sistema sanzionatorio.
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